Alla data del 18 dicembre 2025, l’andamento di Bitcoin restituisce l’immagine di un mercato entrato in una fase di riassestamento post-espansivo, più che di una semplice correzione tecnica. Dopo il massimo segnato nel corso dell’autunno — con un picco in ottobre attorno a 126.000 dollari — sospinto da una combinazione di flussi, aspettative e narrativa di portafoglio, la price action delle ultime settimane si è progressivamente compressa, delineando una struttura di lateralizzazione discendente accompagnata da una riduzione della volatilità realizzata.
Il dato rilevante non è tanto la perdita di quota in sé, quanto la modalità con cui essa si è prodotta. Il movimento correttivo non ha assunto le caratteristiche della capitolazione, né sul piano volumetrico né su quello della velocità dei ribassi. Al contrario, Bitcoin ha mostrato una tenuta relativamente ordinata dei livelli intermedi, muovendosi prevalentemente all’interno di un intervallo compreso tra 85.000 e 95.000 dollari, con escursioni intraday frequenti ma prive di direzionalità persistente; ed è precisamente questa “inconcludenza” del movimento, più che il suo segno, a qualificare il regime attuale come fase di assorbimento dell’offerta.
Sul piano tecnico, la compressione della volatilità implicita sulle opzioni BTC — tornata su livelli sensibilmente inferiori rispetto alle settimane precedenti — segnala una riduzione delle aspettative di movimenti ampi nel brevissimo termine. Parallelamente, l’open interest sui derivati rimane elevato ma mostra segnali di de-risking graduale, più compatibili con una riduzione selettiva della leva che con una liquidazione forzata generalizzata; mentre i funding rate, prossimi alla neutralità, indicano l’assenza di una direzionalità dominante e, soprattutto, l’attenuazione dell’asimmetria tipica delle fasi euforiche.
Questa configurazione indica un mercato in cui la pressione in vendita è presente ma non aggressiva, mentre la domanda appare selettiva e fortemente condizionata dal contesto macro. In altri termini, Bitcoin non viene abbandonato, ma nemmeno accumulato in modo convinto. È una dinamica tipica delle fasi in cui il capitale istituzionale entra in modalità di valutazione e attesa, dopo una fase di allocazione intensa.
Un ruolo centrale in questo equilibrio lo giocano i flussi legati agli ETF spot su Bitcoin negli Stati Uniti. Dopo aver rappresentato per mesi una fonte stabile di domanda, la metà di dicembre ha registrato deflussi netti rilevanti, nell’ordine di alcune centinaia di milioni di dollari, senza che ciò abbia provocato una rottura immediata dei supporti principali. Questo comportamento suggerisce l’esistenza di una domanda latente, disposta ad assorbire l’offerta in prossimità delle aree tecniche maggiormente osservate dal mercato.
Dal punto di vista macro-finanziario, il contesto rimane intrinsecamente ambiguo. Le condizioni finanziarie di fine anno e il repricing delle attese sui tempi e sull’intensità dei futuri tagli dei tassi negli Stati Uniti hanno reso più fragile la propensione al rischio, soprattutto nei comparti più sensibili alla liquidità marginale. In questo scenario, Bitcoin continua a comportarsi meno come un bene rifugio e più come un asset di rischio integrato, sensibile alle dinamiche di allocazione globale e alle rotazioni settoriali dell’azionario.
La correlazione con gli indici azionari statunitensi, pur non essendo meccanica né stabile su tutte le scale temporali, nel corso del 2025 è rimasta per lo più positiva su base rolling. Questo elemento contribuisce a spiegare perché, in assenza di un catalizzatore macro netto, il prezzo fatichi a costruire un trend rialzista sostenuto e rimanga vincolato a un regime di congestione.
Nel complesso, il mercato di Bitcoin sembra trovarsi in una fase di normalizzazione strutturale, in cui l’attenzione si sposta dal potenziale di crescita immediata alla sostenibilità delle valutazioni. L’area compresa tra 85.000 e 88.000 dollari— difesa più volte anche in presenza di movimenti erratici e rientri rapidi sotto 88.000 — assume una funzione cruciale, non solo come supporto tecnico, ma come livello di equilibrio psicologico e contabile tra chi è disposto a ridurre l’esposizione e chi, al contrario, considera questi prezzi compatibili con un orizzonte di medio periodo.
La price action di Bitcoin racconta dunque un mercato che ha già scontato gran parte delle aspettative più ottimistiche e che ora si muove in un regime di attesa informata. In assenza di catalizzatori macro decisivi o di un’inversione netta dei flussi, è plausibile che questa fase di compressione prosegua, favorendo una selezione più rigorosa del capitale e preparando il terreno non tanto a un rimbalzo impulsivo, quanto a una successiva riallocazione più consapevole nel ciclo che verrà.